Dai diari del comandante Jacob Hardy, pilota, Ares Uno
Via libera per la missione. Un equipaggio a tre: Mihaylova, Qiao, me stesso. Partenza immediata per Marte alla prossima apertura di Hohmann. Gli MRE e le navi del ritorno ci scorteranno alla rotta.
Come mi sento? Alla conferenza stampa ho detto che mi sentivo privilegiato. Gli storici leggeranno questo diario, ma non servirà una laurea per capire che sono terrorizzato. È la naturale reazione umana.
Mi piacerebbe però poter trasmettere anche... l'eccitazione, la sensazione che più prevale. Non sono un uomo spirituale, ma ho sempre creduto che ci fosse qualcosa di trascendentale nei voli aerospaziali. Qualcosa di puro. Andiamo là fuori perché possiamo... perché fa parte di noi stessi.
Ora stiamo andando perché dobbiamo. Perché ci viene incontro l'ignoto. Tra quattordici mesi saremo faccia a faccia con esso, e quando atterreremo dovrebbe essere di nuovo attivo... come su Giove, Mercurio, e Venere.
Mi chiedo cosa succederà se non si ferma su Marte. Mi chiedo se potrebbe lasciarci qua tra le dune, e venire sulla Terra, e fare qui ciò che ha fatto da tutte le altre parti.
Odio il fatto che portiamo le armi. Ne capisco la necessità, ma rimango sempre della stessa idea, che c'è qualcosa di meraviglioso là fuori.
E sta a noi raggiungerlo.