Ingresso solo attraverso i sogni
Cose che ho visto là dentro.
Un selvaggio fiume e una diga rotta (o forse è solo il mare che si schianta in una piccola gola, non ne sono certo). Le onde si abbattono per la gola e nei punti in cui colpiscono si alzano piloni di spruzzi che trafiggono la foschia e si schiantano come fulmini. In mezzo al diluvio c'è un gigante, che tenta di andare incontro alla corrente, e capisco che vuole arrivare alla leva e tirarla perché così il flusso si fermerebbe o forse vuole attaccarla con la spada, ma il torrente lo ributta indietro e lui tiene la testa bassa e ci riprova. Non riesco a vedergli la faccia ma vedo che soffia vapore bianco. Provo pena per lui.
Un mondo dipinto all'interno come una Terra più strana estroflessa e incollata su se stessa ma questa volta non ci credo è troppo simile ad una metafora.
Un quadro di comandi o una stazione del treno, vuota, morta (in attesa). Le gallerie si estendono nell'infinito. Mi affaccio ad una e vedo un pallido verme che si sposta in affamate spirali intorno a se stesso. Credo che questa sia la più probabile, anche se penso d'avercelo portato io il verme.
Un uovo, ma non so se la zuppa all'interno sia ancora calda, o se è marcita, o se il calore proviene dallo sforzo del minuscolo zigote alato o dal sanguinamento della ferita o dai pensieri di qualcosa che pensa intensamente.
Una stella, credo. Pensiamo alle stelle come nostre costanti amiche perché sorgono e brillano sempre ma una stella è una tregua delicata: un'esplosione intrappolata nella sua stessa massa in modo che non possa né eruttare né collassare. Dunque immagino lo stato in cui potrebbe risedere la macchina. Ma una forza o un'altra è andata storta e ora giace qui, spenta e rotta, in attesa che le altre due forme rivali di rovina siano di nuovo bilanciate.