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Leggenda: Il Giardino Nero

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Mi chiamo Pujari e queste sono le visioni che ho avuto del Giardino Nero.

Il Viaggiatore si spostò sulla facciata del mondo di ferro. Aprì la terra e ricucì il cielo. Rese possibile la vita. In queste cose c'è sempre simmetria, capisci? Questo non è l'inizio, ma è la ragione.

Il Giardino cresce in entrambe le direzioni. Cresce nel futuro e nel passato. I fiori rossi fioriscono per sempre.

Ora ci sono giardinieri. Sono giunti al Giardino con vascelli di bronzo e si muovono per il campo tra fiumi di pensieri.

Questa è la visione che ho avuto quando, lanciandomi, mi son lasciata sprofondare nelle Sponde del Tempo.

Camminavo sotto i fiori, e le ombre di essi, prodotte dalla luce dinnanzi, formavano parole. Dicevano cose che non ripeterò qui.

Alla fine del sentiero cresceva un fiore dalle sembianza di uno Spettro. Mi avvicinai per coglierlo, ed esso mi ferì con una spina. Sanguinai, e il sangue era Luce.

Lo Spettro mi disse: Sei cosa morta, creata da un potere morto, nelle sembianze dei morti. Tutto quello che fai è uccidere. Tu non fai parte di questo luogo. Questo è un luogo di vita.

Il Viaggiatore è vita, dissi. Tu sei una creatura dell'Oscurità. Il tuo scopo è ingannarmi.

Ma, voltandomi indietro, giù per il lungo pendio dove i fiori fluttuavano nel tiepido vento e i grandi alberi piangevano linfa come sangue e vino, mi sentii avvolta nel dubbio.

Quando il mio Spettro mi risollevò dal mare, avevo un taglietto causato da una spina nella mano sinistra; esso non è mai guarito.