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Deontico

Gli impulsi si stanno facendo stabili. Le voci si manifestano con regolarità, tanto che Praedyth ne ha conosciuto i rispettivi proprietari: Sundaresh, Esi, Shim e Duane-McNiadh. Non infinite variazioni a specchio da linee temporali diverse, ma simulazioni derivanti dalla stessa origine, risalente al periodo che fu, probabilmente, l'Età dell'Oro. Alcune simulazioni sono molto diverse dai loro progenitori. Altre, no. "Dobbiamo basare le modifiche sul sistema ansible", dice Duane-McNiadh. Proviene dalla 227.13 o dalla 227.204. Sembra che le voci stiano bisticciando nelle sue orecchie da ore. "L'ansible è un esperimento mentale! Hanno dimostrato che è impossibile!", dice un altro. Alcuni individui, come Praedyth ben sa, sono i peggiori nemici di se stessi. Nel caso di Duane-McNiadh, questa affermazione potrebbe essere corretta. "Una macchina impossibile può essere l'unico modo di farci uscire da una prigione impossibile..." "E come suggerisci di costruirla?" Finalmente, una domanda pertinente. Praedyth prende la parola. "Di che materiali avremmo bisogno, ipoteticamente? Siamo limitati a quello che ho con me." È in contatto con sei gruppi di loro, tutti con base nei sistemi di rete vex nei pressi a Venere. Devono essere vicini all'ingresso della Volta, qualsiasi cosa significhi. Ce ne sono molti altri sia nel sistema solare sia nelle reti informative vex: fino a duecentoventuno, a quanto pare. Deve esserci il modo di contattarli, di usare ciò che permette loro di connettersi a lui e spingersi oltre, finché non saranno riusciti a capire cosa sta succedendo e perché sta succedendo adesso. Cosa stanno facendo i vex. "Che cos'hai con te?" Parla la dottoressa Maya Sundaresh. Spedita. Gli altri ascoltano sempre, quando parla lei. Ha tre pistole, due smantellate per parti di ricambio. Due scatole di munizioni fisiche e una di celle energetiche Omolon che usa per alimentare la radio. Ha smantellato l'armatura tempo fa. Dal casco ha ricavato un'unità di comunicazione, dai pannelli conduttivi dei guanti alcuni cavi sottili e dagli stivali alcune piastre d'acciaio. In tasca ha della lanugine e l'involucro di una caramella che Pahanin gli aveva dato mezz'ora prima di entrare nella Volta. Gli ha dato la forma di una gru. Nessuno Spettro. Una perdita a cui non si è mai abituato, nonostante tutto il tempo trascorso nella Volta. Ancora adesso gli capita di svegliarsi aspettandosi di percepire quella piccola presenza sulla spalla. "Niente con cui lavorare ai circuiti?" "Dammi dieci minuti." Dal fucile Omolon ricava un puntatore laser e un cristallo focalizzante. Mentre lavora, le varie Chioma intavolano una discussione. "Se Praedyth esiste fisicamente, anche se lo spazio in cui si trova non è propriamente reale, ha accessi che noi non abbiamo. E viceversa. Forse insieme possiamo ricavare qualcosa." "E voi credete alla sua storia sul Viaggiatore?", dice una di loro, scettica. Chioma della 227.18, più scettica delle altre. "Ho creduto a cose più bizzarre", dice un'altra, ridendo. Fa una pausa e aggiunge: "Ricordate la prima cosa che abbiamo visto fare ai vex?" "Saltare alla gola di Maya?" "No, saltare in quel telaio, attraverso l'aria." Sei Chioma tamburellano con le dita sulle rispettive radio in un'involontaria polifonia, pensierose. "Forse ci troviamo abbastanza vicino ai vex da usare uno dei loro trucchetti?" La voce della Chioma della 227.18 si fa caustica. "Ma sì... un'altra camminata in equilibrio sulla fune tra amici..." Praedyth alza la testa dal puntatore laser, che adesso ha assunto un'altra forma. "Quante probabilità abbiamo che funzioni?" Qui parla Shim, solitamente il più tranquillo. "Poche, ma sempre meglio che affidarsi a tecnologia dismessa secoli fa." Praedyth non ha abbastanza parti per entrambe le prove. L'una o l'altra, una scelta dalla quale non si può tornare indietro. Indicono una votazione. Praedyth segna la conta con delle viti su due pietre adiacenti. La Chioma della 227.18 vota a favore per prima. Alla fine, decisione unanime. Si fa.