The Grimoire Archive
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Non puoi più tornare a casa

Eva Levante spalancò la porta della sua unità di deposito e trasalì per l'odore. Si rivolse ai due telai che l'accompagnavano e indicò verso l'interno. "Cominciate a disinfettare tutto. Quando sarà pulito, porteremo dentro le casse." I telai annuirono ed emisero il suono di conferma. Stavano già pulendo quando lei varcò la soglia per uscire. Eva si allontanò di qualche passo, sostenuta dal provvido bastone, per evitare di sporcarsi il vestito. Attorno a lei, il mercato brulicava di attività. I civili in pausa si dedicavano al pranzo, gli acquirenti valutavano le merci, i telai pulivano ed effettuavano consegne e i guardiani erano ovunque: un florilegio di colori e stili mentre piroettavano e fluttuavano da una parte all'altra. Eva si accigliò, frustrata con se stessa per aver concesso a Tess (e ad Amanda, per certi versi) di convincerla a tornare. La situazione non sembrava quella giusta, qualcosa era... fuori posto. E questo spazio che le avevano dato doveva essere stato aperto e pulito l'ultima volta prima della Guerra tra Fazioni. Trovò una panchina lungo i viali del mercato e si sedette a osservare il passaggio della folla. La moda, come sempre nella Città, si era evoluta rapidamente dopo l'attacco della Legione. Stava provando a tenere il passo, cercando il proprio ritmo. I respiratori, in particolare, adornavano i volti non tanto per praticità quanto per gusto ornamentale. Uno strascico derivato dalla necessità risalente ai giorni della ricostruzione. E poi... i guardiani! Dopo il suo ritorno, Eva aveva passato molto tempo con Tess, che le aveva illustrato i cambiamenti dei portatori di Luce. Eva ne era rimasta particolarmente colpita. Tess, le fonderie... perfino l'Avanguardia si era superata. Armature e shader avevano migliorato la propria estetica in maniera notevole, dai tempi della vecchia Torre. "Ma cosa ci faccio qui?", borbottò tra sé e sé. "Cosa posso fare che non sia già..." E si interruppe, mentre osservava un guardiano con un'enorme cresta sull'elmo e le vesti da stregone che fluivano e si increspavano nella brezza. "E va bene." Eva si alzò, diretta alla porta per ordinare ai telai di interrompere le pulizie, quando qualcuno le si parò davanti. Un guardiano con un con un trench di pelle e un elmo nero lucido. "Eva?" La voce era distorta. Eva riusciva a vedere la confusione sul proprio volto riflesso nell'elmo. Poi il guardiano si tolse il copricapo per rivelare il volto sorridente di Ramos. "Abuela! Sono io!" La abbraccio calorosamente mentre lei sorrideva. "Furbetto. Non mi hai mai dato la possibilità di ringraziarti." Gli diede una pacca sulla spalla e si scostò. "Salvi la vita di una donna e corri subito a riprendere la Città?" Ramos rise. Eva non l'aveva mai visto così allegro. Emanava Luce con naturalezza. Si voltò verso un paio di guardiani lì vicino, che osservavano la scena impacciati. "Squadra, lei è Eva Levante! Vi ricordate le mie storie, no? Questa donna è una leggenda!" Fece cenno ai due di avvicinarsi. "Eva, questi due sono nuovi di zecca. Diventati guardiani poco prima dell'attacco della Legione." Eva chinò il capo per salutarli. "Felice di conoscervi." Uno alzò la mano per salutare goffamente, mentre l'altro inclinò la testa. "Che cosa... ci fai qui?" Eva sospirò. "Cosa ci faccio? Niente, a dire il vero." Ramos rise, poi disse: "È una sarta fenomenale! Un'eroina di guerra! E, prima di tutto questo, era il fulcro della vita nella Torre. Avete presente la festa dell'Aurora che tanto vi piace? Ecco. L'ha portata lei, alla Torre!" I due la guardarono molto colpiti. "Come hai convinto Zavala a... a... ad accettare di..." Eva sorrise. "...divertirsi?" Rise ai cenni di tutti e tre i guardiani, poi picchiettò il bastone due volte per terra. "È una storia interessante. Avete tempo?" Ramos rise. "Ovviamente! Andiamo a mangiare qualcosa. Così potremo aiutare questi cuccioli di guardiano a capire cosa significa essere parte della Torre." Con l'aiuto del suo amico, Eva Levante attraversò lieta la piazza della Torre, baluardo dell'Ultima Città. Casa sua.