Azirim
E quando il secondo solstizio ebbe davvero inizio, molti insonni e Ahamkara vennero nella Città Sognante per celebrare il delirante piacere di essere vivi. Gli ospiti si recarono nei Giardini di Esila, e Azirim fu l'ultimo. Vedendolo arrivare, Esila gli disse: "Ah! Spavaldo. Credi davvero di esserti guadagnato il diritto di venire qui?"
La risposta di Azirim non si fece attendere. "Prego, saggia signora. Ho vagato per i mondi e per le stelle. Sono qui solo per congratularmi con la tua gente. Prestami orecchio e ti dimostrerò che la tua indulgenza nei miei confronti non andrà sprecata."
Ed Esila gli disse: "Abbiamo spesso prestato orecchio alle tue indiscrezioni. So cosa succede quando ci affidiamo a te. Non ho bisogno di rassicurazioni."
La replica di Azirim: "Le mie indiscrezioni? Saggia signora, lo ammetto, avrò anche bisbigliato le verità da te fornite per ingannare coloro che avrebbero ingannato me. Ma ho mai rivolto le mie fameliche zanne contro la tua gente? Ho mai tradito la tua fiducia? Riconosco i miei errori. Lascia che ti dimostri il tenore del mio cambiamento."
Ed Esila, nonostante non avesse percepito il minimo tentennamento da parte di Azirim, non poteva resistere a un aneddoto di redenzione. Esila allungò la mano verso Azirim, benevola. E gli disse: "Unisciti a noi e divertiti, ma prima voglio ascoltare la tua testimonianza."
A fronte di tale invito, Azirim chinò il capo crestato, sorrise tra sé e parlò per concessione di Esila. Raccontò dei numerosi rimpianti per aver ingannato gli affabili mercanti nella capitale di Interamnia. Raccontò dell'aiuto prestato alle Corsare viandanti che non avrebbero potuto sfuggire all'eliopausa senza il suo aiuto. Raccontò del suo viaggio per recuperare l'eutecnologia sottratta a Pallas dagli empi saccheggiatori dei caduti, e fece il nome degli amici e di coloro che mostrarono gentilezza nei suoi confronti. E dai gioviali schiamazzi che permeavano i lussureggianti Giardini di Esila giunsero aspiranti tecnidi e giovani Corsare dalle guance rubizze. Si sedettero nell'erba rugiadosa e ascoltarono. E mentre loro ascoltavano e Azirim parlava, il suo appetito montava. Calò la notte sulla Città Sognante.
E Azirim disse a coloro che lo ascoltavano rapiti: "Venite. Lasciate che vi narri della vostra estinzione. Che vi canti di vite perdute in luoghi bellissimi, o pubblico mio. Cantate con me! Cantate!" Li esortò ad alzarsi per condurli, cantanti e festanti, lontano dai Giardini di Esila. Spiegò le ali e volò nell'aria vuota oltre le scogliere scoscese che circondavano i giardini. E a coloro che osservavano i giardini, dai padiglioni lontani, sembrò una gioiosa parata. Un coro ebbro di felicità.
E non udirono i canti interrompersi.
E non udirono il rumore dei corpi che si sfracellavano contro la parete di roccia sottostante.
E non videro Azirim ergersi o ridere. O fuggire.