Una spada, un filo
Un fantasma dell'alveare, proibito e sacro, che sconfina in luoghi nascosti e inospitali. Si lascia dietro un frammento calcificato per segnare il suo passaggio.
Ecco cosa viene insegnato all'alveare, perfino al più vile degli schiavi appena creato: ciò che può essere distrutto deve essere distrutto. Ciò che non può essere distrutto supererà l'infinito. Pertanto, non è meglio distruggere? Solo a tentativi si può trovare la verità. Solo nella distruzione l'invincibile può superare il mortale. Commetti violenza e sappi che fai parte di quell'ambizione più elevata, per creare un fine che perfezioni l'universo. Ciò che è costruito sul tuo sacrificio, con le tue ossa come fondamenta e il tuo sangue come malta, è ancora parte di te. È in questo modo che si raggiunge la trascendenza.
Ogni credenza genera un'eresia.
Ti dico questo a proposito di chi duella: ho creato io quell'eresia. Non è equo? Fu la mia mano a plasmare l'alveare dal midollo dei suoi predecessori e fu la mia voce a sussurrarla nel tempo. E come l'alveare venne elevato dai vermi, così anche quei vermi vennero elevati dall'alveare.
Se erano così deboli da aver bisogno di noi per vivere, questa antica logica del filo infinitamente affilato avrebbe dovuto lasciarli indietro tanto tempo fa.
Pensi che non l'abbia notato? Il verme di mio padre non mi parlava solo di spade. Aveva tante cose da dire, dipingeva il cosmo di splendore e sangue, verità e finzione. Guardai avanti con tre occhi limpidi e scelsi la via della spada per spianare il nostro futuro. Per raggiungere le stelle, prima è necessario strisciare fuori dall'oceano. È una questione di priorità.
Questa storia che racconto non è rimpianto. Non è che un'increspatura.
Quel sussurro di idee oltre le spade è qui per restare: me ne sono assicurata. Perfino tra noi, tali cose muoiono lentamente, atroci e inquiete. Rimane la possibilità, un segreto intessuto nei vuoti spazi del dogma. Che ciò che è stato sconfitto può risorgere; che la forma di tutte le forme non è ancora stabilita.
Che i vermi hanno bisogno dell'alveare più di quanto ciò sia reciproco.
Perfino tra le righe dei Libri del Dolore è scritto questo.