Ana: scatola nera
Mentre Ana Bray guardava l'astore a lei familiare sfrecciare attraverso il Bacino di Hellas per l'ultima volta, vide una persona amica che aveva creduto in lei quando nessuno lo avrebbe fatto. Quella fiducia, Zavala le aveva ricordato, era un legame più potente di tutte le menti belliche del sistema. Era una promessa ad andare avanti. Un accordo secondo il quale avremo ancora un futuro. Jinju lo aveva definito "recupero inverso". E lei una cosa o due le sapeva, su come costruire qualcosa dai rottami del loro passato.
L'edificio era praticamente vuoto. Aveva mandato alla Torre tutta la tecnologia possibile. Un'intera nave da trasporto traboccante di merci.
Si voltò verso la grande vetrata che dava sui cannoni dei warsat silenti. Non c'erano cabal. La morte sepolta sotto Marte si era placata. Le routine secondarie della Valchiria che potevano essere gestite da remoto erano ancora attive per precauzione.
Jinju eseguiva i controlli finali sull'ipernave. Un'oscura Piramide incombeva sopra di loro. Il telaio di un exo sperimentale era al sicuro nella stiva. Un passo alla volta.