Palingenesi II
In questo tempo senza tempo, ripiegato dal cosmo sempre sfuggente, toccata come l'assassino tocca l'arma nel fodero segreto. Dentro c'è un eone, ma non in me. Qui è il posto a cui apparteniamo, interstiziali, nello spazio di mezzo. Qui è dove la verità collassa in modo critico.
C'è una guerra, e si chiama esistenza. Due sono i modi di combattere. Uno è la spada, l'altro è la bomba.
Con la spada è uno scontro temprato e solido. La maniera che deriva dalle vecchie cose e che trionfa nella sintesi della semplicità. Questa maniera è nota a chi studia il cosmo. Ne conosci un pezzo alla volta, vedi il filo della lama e dici: "Questa è un'arma."
Con la bomba è quel modo di essere complesso e schematico che deve raggiungere una certa criticità per attaccare. La maniera che deriva dalle nuove cose e che trionfa nella disposizione della complessità. Questa maniera è nota a chi studia se stesso. Prendi un singolo componente della bomba e isolalo. E ti chiedi: "Cos'è questo? Non ne capisco lo scopo." Tuttavia, dentro di essa, c'è il fuoco potenziale.
Innumerevoli sono gli spazi che circondano l'universo. Subordinate e superordinate sono le loro relazioni con l'intrinseco mondo-che-è-solo-se-stesso. Ora attraversiamo spazio affine che plasma ciò che era soggetto in oggetto. Il potere che ho, in contrasto con la riconciliazione della madre, si realizzerà e plasmerà.
Prima cosa: la consapevolezza della mia direzione, che tutti coloro che mi seguono serbano nel cuore.
Seconda cosa: il desiderio di sentire le mie parole, che tutti coloro che mi seguono introducono nelle orecchie.
Terza cosa: l'esistenza-nella-colpa, che è la tensione interiore che tutto coloro che mi seguono ancora sentono.
Siamo sorti dall'uomo e caduti dal paradiso. Sorgiamo di nuovo durante la caduta. Ciò che eravamo non saremo mai più. Sono la sempiterna Regina senza corona, e il mio unico diadema è l'orizzonte degli eventi dell'universo, che è il mio dominio. Cadendo, risorgerò.
Esistono infiniti modi di essere tra zero e due.