Girocosmo II
Mara supera lo scudo frontale di Yang Liwei, puntando verso la poppa e il centro, in modo da attraversare il vuoto lungo la chiglia della nave in un'ampia traiettoria curva. "Oh, ma dai", dice Uldwyn, con orrore e delizia allo stesso tempo. "Davvero fai questo tutte le volte?"
"Tutte." Yang è una nave grande, più nuova degli obsoleti mezzi usati per le altre missioni Esodo. Il Progetto Amrita esigeva il meglio della scienza umana. È scritto nella documentazione della missione, che tutti stavano ripassando. Il capitano ha indetto una votazione.
Yang Liwei dovrebbe tornare verso casa?
"E se la nave iniziasse ad accelerare?" Uldwyn è già balzato in avanti per raggiungerla, ovviamente. La sua tuta giallo-invidia splende di graziosa bioluminescenza. "Cadremmo per sempre."
"Cadremmo nelle stelle. Siamo ancora in una traiettoria di fuga solare. Yang ci supererebbe. Fine."
"Se non altro, staremmo andando nella giusta direzione."
Non ritiene di essersi lasciata scappare qualcosa, tuttavia lui lo sa. "Mara." La guarda accigliato, il suo volto più grande e splendente del sole lontano. "Tu vuoi tornare, vero? Voterai per tornare."
Mara pensa che se lo guardasse negli occhi, lui capirebbe la verità, il tormento, il sì accennato.
"Mara. Non devi dirmi come...", dice schivando il groppo che ha in gola. "La situazione è grave. La osservo ormai da tempo, e so che non migliorerà. Stanno scommettendo tutto sul Viaggiatore. Siamo venuti qui per allontanarci da lui. Per abbandonare la via battuta. Perché tornare?"
Perché è colpa mia se siamo qui, pensa Mara. Perché qualcosa venne dallo spazio profondo e uccise l'uomo che c'era accanto me. E vidi il presagio. E dissi che dovevamo partire. E adesso mi sento una vigliacca.
"Potremmo fare la differenza", dice lei. "Ci sono altre navi..."
"Moriremmo ancora prima di riuscire a salvare una singola anima."
Ha ragione. Non vorrebbe che avesse ragione, ma ce l'ha. E non può nemmeno nascondersi in un angolino tranquillo, dove questa scelta non esiste.
Vanno alla deriva in silenzio, finché la prua d'argento di Yang Liwei non li raggiunge. Mara volteggia su se stessa, si distende e atterra accovacciata. Uldwyn scende sulle mani e si rimette in piedi. Ride. Ma il sorriso svanisce quando vede l'espressione della sorella. "Oh, Mara..."
Lei non parla. "Ci siamo lasciati tutto alle spalle", dice Uldwyn, "e sappiamo di averlo fatto per una buona ragione. Quella gente non... non merita la nostra morte. E non merita neppure i nostri sogni."
"Lo so", dice lei. "Lo so."
L'allarme extraveicolare si manifesta nei suoi sensori. "Rientrare", ordina il Capitano Li. "Il nostro amico si avvicina e dobbiamo effettuare una manovra."