The Grimoire Archive
Grimorio Tracker Libri

Mappare l'ignoto

Il suo collo si spezza. Morto sul colpo. Lo rianimo e gli chiedo come si sente. Dice: "Bene." Gli chiedo cos'ha provato. Dice: "Non ricordo." Gli chiedo se ha imparato qualcosa. Dice: "No. Riproviamo." Stesso salto. Stessa distanza. Oggi è la quinta volta. La sua traiettoria è meno perpendicolare, più parallela. Credo di proposito. Immagino voglia sperimentare varie possibilità. Cade praticamente dritto. Il suono è poltiglioso, bagnato. La morte, istantanea. Lo rianimo, gli faccio le stesse domande, ottengo le stesse risposte. Abbiamo provato di tutto. Le morti improvvise: armi da fuoco, di ogni calibro e portata. Quelle graduali: asfissia per soffocamento da pressione, liquido e vuoto. Quelle biologiche: insetti velenosi, materiali pericolosi, radiazioni. Abbiamo variato la durata della morte da immediata a intervalli di anni, tanti anni. Tutto tempo sprecato in una missione di ricerca che poteva essere investito altrove. Non sono sempre stato scettico, ma esiste un detto su "come imparare dagli errori" o "sapere quando è ora di smetterla". Cose del genere, insomma. Non lo so. Ma so riconoscere la futilità quando la vedo. Abbiamo provato di tutto. Non abbiamo imparato niente. Altri la vedono diversamente. Altri affermano di aver varcato la soglia della morte, di aver esplorato "l'altra parte". "Dimostramelo", dico. "La morte non è la risposta, quando la vita è qui, che ti guarda negli occhi." Dico un sacco di cose. Intanto, eccoci qua. Il mio guardiano si è schiantato gettandosi da un dirupo alto due volte la Torre. Quando lo rianimo, le sue parole sono varianti di "sto bene", "non saprei", "rifacciamolo". E infatti lo rifacciamo. Perché mappare l'ignoto significa che le risposte ancora sconosciute potrebbero nascondersi dietro l'ennesimo tentativo. — Uno Spettro che si interroga sulla tecnica tanatonautica del suo guardiano