II - Thrysiks
Devrim udì lo skiff penetrare nell'atmosfera terrestre prima di vederlo. Dal suo punto di vantaggio nel campanile della chiesa, il gemito dei motori dei caduti era inconfondibile.
Il non più giovane ricognitore posò il thermos e spense il datapad, che riproduceva i momenti salienti del Crogiolo di quella settimana. Puntò sullo skiff il mirino del suo fucile dell'Età dell'Oro e attivò le comunicazioni.
"A tutte le unità, parla Devrim. Segnalo l'ingresso nell'atmosfera di uno skiff, due clic a nord di Trostland. Sembrano i colori della Salvezza. Mi sentite?"
"Sì, lo vedo." Il languore nella risposta del Corvo tradiva uno sfinimento che Devrim comprendeva bene. "Sembra diretto verso ciò che rimane del posto di controllo."
L'agente dell'Avanguardia aveva smantellato un posto di blocco della Legione Ombra durante una missione di salvataggio all'inizio la settimana e nell'area erano ancora sparpagliati armature, armi e rottami, classici bersagli per i saccheggiatori caduti.
"Sembrerebbe un equipaggio di saccheggiatori di medie dimensioni", proseguì il Corvo. "Che ne pensi?"
Devrim riconobbe una nota di riluttanza nella voce del cacciatore.
"Finché si limitano a saccheggiare, direi di lasciarli in pace", rispose. "Ma teniamoli comunque d'occhio. Non voglio altre sorprese."
"Ricevuto", rispose il Corvo con sollievo udibile. "Sono in ricognizione. Ti terrò informato."
***
Mezz'ora dopo, i canali di Devrim si accesero gracchiando. Lui si scosse dal torpore ansioso, semivigile, che pervadeva quelle lunghe giornate.
"C'è qualcosa di strano qui, Devrim." Il Corvo sembrava incuriosito. "Uno dei saccheggiatori si è allontanato mentre gli altri erano distratti. Un reietto. Si dirige nella tua direzione."
"Ricevuto", rispose Devrim. "Sono in posizione in attesa del contatto. Passo."
Devrim si sistemò dietro il mirino, puntando il margine degli alberi a nord. Dopo qualche minuto notò movimento tra i cespugli.
"Il suo equipaggio si è accorto che se n'è andato. Il vandalo al comando sta sbraitando come un ossesso. Credo di aver appena imparato qualche nuova parola eliksni", scherzò il cacciatore.
Devrim guardò il reietto che emergeva dalla vegetazione. Tolse la sicura del fucile e puntò alla sua testa. Ma qualcosa lo fermò.
"Corvo, questo tizio è… è disarmato", sussurrò Devrim. "Tiene le mani in alto e viene dritto verso di me."
"Tu sei sempre piaciuto alla gente", ghigno il Corvo. "Sarà l'accento."
Devrim sbirciò al di sopra del fucile. Il reietto lo scorse e iniziò a sibilare. "Grida qualcosa. Ascolta."
Devrim tacque per permettere al Corvo di sentire il reietto alla radio.
"Dice: 'Io sono Thrysiks. Pace alla Grande Macchina. Onore al Kell della Luce'", tradusse il Corvo. "Vuole disertare."
L'ossuto reietto si inginocchiò tra le macerie sotto il campanile della chiesa: era malnutrito e spaventato. Devrim sentì un groppo in gola. Gli tornarono alla mente i ragazzini terrorizzati che si erano arruolati volontariamente durante la Guerra Rossa. Tolse il dito dal grilletto.
"Al diavolo", disse tra sé e sé, la voce rotta. "Facciamo entrare quel poveretto."