O armi e strumenti, umiliatevi.
O forme, alianti e automi, sottomettetevi.
Io sono Oryx, Signore delle Forme, scultore delle Tavole.
Ammirate il mio adempimento alla vera forma ultima,
l'assioma finale.
Siate testimoni dello spazio che definisco.
Sono vicino all'asintoto
e mi espando tra le topologie.
Non sono semplicemente connesso.
Carissimi guardiani,
vi scrivo dal disprezzo. No, no, non offendetevi, non siate superficiali... il disprezzo è inerente all'architettura di questi luoghi. Loro vi osservano.
Mi aggiro qui, nei mondi tagliati dalle affilate lame dell'alveare, e vi spedisco questi messaggi.
Di Oryx, questo mirabile monarca, ho poco da dire. Perché? Perché le sue azioni parlano da sole, la sua filosofia è sotto gli occhi di tutti. Egli è strettamente legato al potere che tanto ammira. È divenuto onnipresente e multiforme. Può mandare emissari di sé a scovare la verità.
Con ogni atto del suo potere, Oryx cerca di incarnare l'autosostenente e immortale sovranità che egli venera, lo stesso potere che usa per dare forma ai suoi corrotti e imprimerli nella materia.
ASCOLTATE! ASCOLTATE! Comprendete, ignoranti, che tutto ciò è chiaramente ovvio...
Oryx vive in un mondo dove il potere è verità. Vincere significa essere nobili ed essere reali. Nel momento in cui lascia quel mondo, viaggiando verso l'universo materiale, la sua forma è ridotta.
Gli echi di Oryx si avventurano per domandare: sei tu la verità? E ciò significa... beh. Credo che tu lo sappia già.