La spada ardente di Kalki - Parte II
Ora è in ginocchio, tremante, sul tappeto fuori dal laboratorio abbandonato di Pell, e Morgan-2 grida furente. "Io non lo volevo. Lo capisce? Ero venuta qui affinché lei non dovesse morire!"
"E allora doveva DIRMELO!", grida Mia, mentre sente quel rametto di rovo che aveva in gola perforarle il cuore.
"Mi avrebbe creduto?" Ora la voce di Morgan è piatta, quella di una macchina. "Le avevo mostrato le nostre armi. Le avevo detto che eravamo pronti a uccidere."
Ma... questo! Un intero shuttle! Tutta quella gente... quella povera, povera gente...
"So cosa significa", dice David Korosec. È in ginocchio accanto a Mia, ma non la conforta fisicamente, non la tocca senza il suo consenso. "È stata una mente bellica ad aprire il fuoco. Le menti belliche non uccidono gli umani... a meno che non si trovino nel territorio morale della CREPUSCOLARE ESIGENZA."
"Che cosa significa?", chiede Mia, alla disperata ricerca di un senso.
"Significa", dice Morgan-2, spietata, "che si considerano morti tutti gli esseri umani a meno di non mettere in atto qualche forma di protezione. Le menti belliche ora agiscono per massimizzare la sopravvivenza, non per minimizzare il danno. La morte conviene: stiamo andando a fuoco ed è una corsa per salvare il salvabile."
Non ha senso. Mia non riesce proprio a trovarlo, il senso.
"E se si sbagliassero?" David si alza in piedi. "Morgan, hanno appena distrutto una nave carica di gente innocente per impedire la diffusione di questi dati. Ne vale la pena? E se si sbagliassero?!?"
"Non possono sbagliare. Sono troppo intelligenti."
"No, no, no... non puoi aver dimenticato fino a questo punto!" Si avvicina a Morgan, impavido nella sua autorità a dispetto del fisico inerme. "Sai che l'intelligenza non sempre va d'accordo con la morale! Le menti belliche sottendono ai limiti umani perché le abbiamo create affinché vivessero nella nostra piccola aiuola virtuosa. La bontà non è un assoluto inevitabile. Possono essere intelligenti senza essere nel giusto!"
Morgan-2 fa spallucce con una freddezza pari a quella della luce di Titano. Gran parte della luce del sole non riesce ad arrivare fino a qui. "Che cosa vuoi da me, David?"
È quasi buffo, quanto sia più alto di lei. "Voglio vedere i dati. Ci sono ancora delle copie, no? Nel laboratorio di Pell? Voglio avere la sicurezza che contenere la diffusione ERA NECESSARIO!"
"Troppo pericoloso. Vengono da dentro l'..." Morgan si interrompe con piglio squisitamente umano. "Troppo rischioso."
"Sai come sono fatto." Ora la sta implorando. "Sai che cosa faccio, Morgan. Studio la morale umana, rendendola elegante ed esplicita e completa, per poter spiegare noi stessi alla nuova vita che incontriamo. Sai che ho bisogno di saperlo. Morgan, in nome della nostra amiciz..."
Mia non sente il resto della conversazione, perché un messaggio esplode nei suoi sensori con una veemenza tale da intorpidirle le dita.
"CAPO!" grida Ismail Barat. "STIAMO ACCELERANDO!"
Cosa? Mia attiva la telemetria satellitare di Titano. Cosa sta... accelerando?
Richiama i dati dei radar, una mappa della superficie di Titano. E poi capisce.
La sua luna si sta schiacciando.
Titano si sta deformando, da sferoide a uovo. Là fuori c'è qualcosa che tira Titano, una mano con una forza più grande dell'intera massa di Saturno. E la luna reagisce come può, ossia incurvandosi verso l'esterno. Siamo già a quindici metri, in aumento.
La trazione causerà sollecitazioni, tremori, maree. E quando cesserà, vi sarà un'ondata di ritorno che costringerebbe Ziusudra e Atrahasis e Noè e Manu e Deucalione a rannicchiarsi in preda alla più formidabile paura. Bergelmir sarà anche sopravvissuto a una mareggiata di sangue, ma non ha mai dovuto veleggiare su metano liquido.
E neppure cimentarsi con le apocalittiche forze mareali di un secondo oceano, quattordici volte più vasto di tutti gli oceani della Terra messi insieme, sepolto cinquanta chilometri sotto la superficie.