La spada ardente di Kalki - Parte I
Il raggio bacia lo shuttle in ascesa e lo attraversa, come un filo di metallo infilzato in un panetto di burro, come se la nave e l'equipaggio all'interno fossero un fine pulviscolo di idrocarburi. Nell'aria pesante di nitrometano rimbomba un tuono, più forte di come sarebbe sulla Terra.
Mia osserva i detriti colpire l'oceano nero e affondare. Non riesce a respirare. È come se in gola avesse un rametto di rovo.
"Lo capisce che la colpa è sua?", dice Morgan-2, senza invitare ad alcuna disputa sulla ragionevolezza della domanda (sì, è colpa di Mia, ma è più complicato di così). Una domanda sfacciatamente retorica.
Lo capisci, Mia? Capisci che li hai uccisi tu?
Era un buon piano, secondo lei. Introdurre di nascosto Shanice Pell sulle navi di evacuazione era la cosa giusta da fare. Perché metteva l'autonomia di Shanice Pell al di sopra della necessità di eventuali protocolli di emergenza. Perché offriva a Shanice una scelta su cosa fare dei propri dati, invece di affidare quella scelta a Morgan e ai suoi exo.
"Perché?" sussurra David Korosec. "Morgan, hai ucciso tutte quelle persone... perché?!?"
Avrebbe dovuto funzionare. Mia non si era esposta a eventuali intercettazioni da parte degli exo. Non aveva avvertito Pell con un mero segnale meccanico, come una luce lampeggiante o un rubinetto aperto, che un'I.A. vigile avrebbe potuto rilevare. Aveva nascosto il suo avviso nel caos sociale dell'evacuazione: non rinnovando l'ordine di posticipare un particolare arresto, aveva indotto uno dei suoi telai di sicurezza a prendere in custodia un dirigente Clovis Bray nella Cupola 2. L'ambasciata di Clovis aveva quindi mandato un emissario a sbrogliare la situazione, e quell'inattesa agitazione aveva innescato i programmi sentinella di Shanice Pell e attivato il rispettivo protocollo di evacuazione di emergenza. Stava già apprestandosi a evacuare, come tutti gli altri, ma adesso aveva motivo di credere (giustamente) che qualcuno la stesse braccando.
Shanice e i suoi tecnici erano riusciti a fuggire prima che arrivassero gli exo di Morgan, insieme ai dati che Morgan era venuta a prelevare.
La sonda. Doveva trattarsi della speciale sonda di Pell. Quella "dimostrazione di autosufficienza" che aveva causato una controversia silenziosa e feroce. Che cos'aveva rilevato?
Quando i sensori di rete di Morgan-2 l'avevano avvertita della fuga di Pell, Mia pensava di aver vinto. Di aver salvato la scienziata radicale e autosufficiente dalla cattiva mente bellica e dai suoi scagnozzi paranoici.
Ma Morgan-2 si era appena coperta gli occhi luminosi. "Amministratrice. Non aveva capito che l'opzione umana ero io?"
E dal cielo, rapida e fugace come il warsat che l'aveva sparata, era giunta l'invisibile scarica di un laser a raggi X ad accendere il propellente dello shuttle come una lanterna. La traiettoria del raggio era di un bianco incandescente, dritta come argento fuso versato in un crogiolo. Un'esplosione istantanea e un boato della massima purezza mentre lo shuttle si apriva come un bocciolo spettrale a indicibile velocità, disintegrato.
"Oh no", aveva esclamato Mia in un sussulto, non capendo subito: era un incidente? Il disastro fantasma era finalmente giunto su Titano a sferrare il primo colpo? Era l'epoca della vita, e i governi non usavano mai e in nessun caso la forza contro gli esseri umani. C'erano sempre alternative. Ogni anima era sacra. Ogni male era trattabile.
Poi aveva capito cos'aveva fatto la mente bellica.