Il giardiniere e il vagliatore
C'erano una volta* un giardiniere e un vagliatore di grano che vivevano** insieme in un giardino***.
*Molto prima di una volta, prima che iniziasse il tempo.
**Non vivevamo. Esistevamo come principi di dinamiche ontologiche derivati da strutture matematiche, incorporei e inevitabili come i numeri primi.
***Era il campo della possibilità che prefigurava l'esistenza.
Esistevano poiché dovevano esistere. Non avevano antecedenti né costituenti, e nessuna catena di causa o effetto tramite cui essere divisi in componenti per attribuire la loro origine a qualche schema. Se tu seguissi il cordone ombelicale della storia alla ricerca di qualche ancestrale embrione trasformatosi in loro, finiresti il tuo viaggio arenato qui, in questo giardino.
La mattina, il giardiniere piantava i semi nel terriccio del giardino per vedere che cosa sarebbero diventati.
La sera, il vagliatore mieteva il raccolto del giorno e separava ciò che sarebbe divenuto florido da ciò che non vi era riuscito.
Il giorno era più lungo di tutto il tempo e la notte più celere di un riflesso su un cristallo di zucchero che cade. Gli insetti ronzavano tra i fiori e i vermi strisciavano tra le radici, nutrendosi di ciò che era e di ciò che avrebbe potuto essere, il primo gradiente dell'esistenza, la prima dinamo della vita. La pioggia cadeva da nessun cielo. Le voci parlavano senza bocca o significato. Un albero di ali argentee fioriva produceva frutti perdeva piume fioriva ancora.
Nel giorno tra il mattino e la sera, il giardiniere e il vagliatore erano impegnati in un gioco di possibilità.